Quando il cibo scatena rivoluzioni e sommosse!

Quando si parla di cibo non si scherza e questo non è solo il nostro stomaco che ce lo insegna, ma la storia.  Dal Boston Tea Party alle presunte brioches di Maria Antonietta, la questione cibo non è mai da sottovalutare. Spinti dalla fame o dal desiderio di libertà, ecco le pietanze che hanno ispirato rivolte e sommosse nella storia.

“Se non hanno più pane, che mangino brioches”

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Marie Antoinette, film (finedininglovers.com)

La storia riporta numerosi esempi di “rivoluzioni del cibo”, dettate dai rincari dei prezzi e dalle carestie. Tra gli episodi più famosi c’è sicuramente quello che riguarda la Francia, con la presunta frase della Regina Maria Antonietta: “Se non hanno più pane, che mangino brioches”, a proposito del popolo parigino affamato. In realtà l’Antonietta di questo aneddoto, raccontato da Jean-Jacques Rousseau, non era la consorte di Luigi XVI, che all’epoca dello scritto (uscito postumo) del filosofo illuminista (le Confessioni) non era nemmeno nata. Ma tanto bastò ai rivoluzionari giacobini per aizzare l’odio del popolo contro la regina.

La furia di Napoli

Anche in Italia abbiamo esempi famosi come la rivolta napoletana guidata dal pescivendolo Masaniello, nel 1646. L’insurrezione esplose dopo che il Governo spagnolo impose un’impopolarissima gabella sulla frutta.

Fishball Revolution

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fishball revolution (newbloommag.net)

Nello scorso 2016, una violenta rivolta contro la polizia si è sollevata nel quartiere popolare di Mong Kok, nella penisola di Kowloon. La rivolta è nata dopo la decisione della polizia di “ripulire” il quartiere dai venditori ambulanti di jiu daan (polpette di pesce) e altri cibi da strada che affollavano Mong Kok durante il capodanno. Da qui il nome di Fishball Revolution, le polpettine di pesce fatte con merluzzo, uova, farina e cipolla. La decisione presa dalle forze dell’ordine si poneva in contrasto con il tradizionale periodo di amnistia concesso dalle istituzioni locali per l’igiene pubblica ai venditori ambulanti durante le festività. Secondo gli attivisti locali anticinesi, Indigenous, l’obiettivo è quello di cancellare la cultura locale, trasformando Hong Kong in una “città completamente cinese”.

Guerra del sale a Perugia e assalto ai forni a Milano

A Perugia ricordiamo la Guerra del Sale del 1540 quando il popolo umbro insorse contro il Papa Paolo III che impose una tassa su questo ingrediente. La città umbra si ribellò e perse la guerra diventando parte integrante dello Stato Pontificio. E ancora oggi il pane in Umbria di mangia senza sale.
Celebre, grazie anche ai Promessi sposi di Manzoni, è l’assalto ai forni del 1628 da parte della affamatissima popolazione di Milano.

Il Boston Tea Party

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Boston Tea Party (history.com)

Se non fosse esistito il tè, forse non sarebbe esistito il mondo come lo conosciamo oggi: è proprio a causa di un carico di tè importato dalle Indie che, alla fine del Settecento, scoppiò la Guerra di Indipendenza Americana. Gli Inglesi, per contrastare il boicottaggio fiscale dei coloni, che sostenevano il principio “no taxation without representation”, con il Tea Act autorizzarono la Compagnia delle Indie a vendere il tè senza l’obbligo di pagare tasse, entrando così in contrasto con i mercanti americani. Il 16 dicembre del 1773, i membri di una società segreta indipendentista chiamata Sons of Liberty, protestarono contro il Governo britannico, travestendosi da Pellerossa e prendono d’assalto una nave carica di tè approdata nel porto di Boston. Presero tutte le casse e le gettano in mare, rovinando l’intero carico.

Il borshch della corazzata Potemkin è una…pazzesca!

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Storie di fame e cibo arrivano anche dalla Russia, come la Rivolta del sale di Mosca del 1648, oppure la fantozziana rivoluzione della corazzata Potemkin nel 1905, a Odessa. Tutto nacque perché i marinai si rifiutarono di mangiare del borshch, la rossa zuppa a base di carne, patate e barbabietole, preparata però in quell’occasione con ingredienti putrefatti.

La Primavera araba

Nel 2011 la Tunisia è stata scossa da un evento di una certa rilevanza. Il venditore ambulante di frutta, Mohamed Bouazizi, si vide confiscare la merce dalla Polizia, che lo umiliò pubblicamente. Per protesta l’uomo si diede fuoco davanti alla sede del governatorato di Sidi Bouzid. Da qui iniziò la Rivolta dei gelsomini contro il presidente tunisino Ben Ali, il principio di quella Primavera araba di cui ancora oggi il Mediterraneo paga le conseguenze.

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