Il pane è cultura: da Nord a Sud, ogni regione ha il suo pane!

Ogni regione italiana ha la sua specifica tipologia di pane, sinonimo della ricchezza del territorio italiano, che rientra nella cultura del nostro Belpaese.

Il pane è cultura: da Nord a Sud, ogni regione ha il suo pane!

In Italia si contano circa 200 tipi di pane che si differenziano per il tipo di farina e di lievito, per la forma, le dimensioni, la cottura. Oggi la geografia del pane è molto differenziata, forse più che in passato, quando esistevano fondamentalmente due tendenze: pani di dimensioni più piccole e croccanti al Nord e pani più grandi al Sud, fatti per durare più a lungo.

Il consumo del pane è rimasto sempre alto fin dall’Unità d’Italia nel 1861. Oggi, in media, ogni italiano ne consuma circa 90 g al giorno. Ciascun tipo di pane ha precise origini storiche ed è legato agli usi e ai costumi del territorio nel quale è prodotto. Molte specialità, per la loro specificità e per la qualità degli ingredienti locali, hanno ottenuto il riconoscimento del marchio di prodotto italiano a Denominazione di Origine Protetta (DOP) o di Indicazione Geografica Protetta (IGP).

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Il pane è cultura: pane carasau della Sardegna (www.trovami.com)

Il grissino di Torino: quando il pane costa troppo!

L’invenzione dei grissini risale al Trecento, quando il pane non veniva venduto a peso, ma a forme. In un momento di crisi economica, la grissa, il pane tipico del Piemonte, fu ridotto così tanto da assumere la forma del grissino.

La michetta in Lombardia: un pane che arriva da lontano

La michetta comparve in Lombardia nell’Ottocento, durante il dominio degli Austriaci che vollero far produrre un piccolo pane chiamato kaisersemmel, di moda a Vienna. Erano panini leggeri che i Lombardi chiamarono Michetta, diminutivo di “micca”. All’epoca era il pane più diffuso in Lombardia.

La focaccia genovese: quando il grano viene dal mare

Nel Medioevo il grano giungeva a Genova via mare, grazie alla tradizione commerciale della città. Il pane era condito con abbondante olio di oliva dei rilievi liguri. Grazie ad esso, si otteneva un pane saporito e gustoso, nonostante che l’umidità dell’ambiente non favorisse la lievitazione della farina.

Le tigelle in Emilia Romagna: un pane montanaro

Le tigelle sono preparate con farina di grano tenero, acqua, strutto e un’aggiunta di latte. Hanno la forma di piccoli dischi (10 cm di diametro). Prendono il nome dalla piastra in cui sono cotte. Supplivano alla scarsità di grano nell’Appennino Modenese.

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Le tigelle in Emilia Romagna (www.piccolericette.net)

Il pane toscano: di necessità virtù

Per l’antica rivalità con i Fiorentini, i Pisani a un certo punto bloccarono il trasporto di sale a Firenze. Così costrinsero i fornai di una parte della Toscana a produrre pane senza sale. Ancora oggi il pane toscano è privo di sale.

La frisella in Campania, Puglia e Calabria: un pane da viaggio

Le friselle sono fatte con farina di grano duro e si conservano per oltre 15 giorni. Richiedono di essere bagnate in acqua prima di essere consumate. Sono di solito servite con una guarnitura di pomodori e olio extravergine di oliva (ad link). Il buco centrale serviva per legarle insieme con una corda. Erano il pane dei pescatori che lo inzuppavano nell’acqua di mare prima di mangiarlo.

Il pane carasau in Barbagia (Sardegna): un pane di lunga durata

il pane carasau è un tipico pane sardo, fatto di sottilissime sfoglie molto croccanti. Si conserva a lungo, anche fino a 6 mesi. Era destinato ai pastori che trascorrevano lunghi mesi lontano da casa.

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