Vini di Calabria: gli apocrifi di Sergio Arcuri e Casa Comerci.

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Vini di Calabria: gli apocrifi di Sergio Arcuri e Casa Comerci.

“Sotto i riflettori ci trovi gli attori.                                                                                                                                                    Le persone più sincere le trovi
quasi sempre nell’ombra”. Anonimo

La rappresentazione vitivinicola di questo adagio trova sfogo nei vini di Calabria, quelli apocrifi.
Non è un’ipotesi dire che nella rumorosa Italia del vino, una delle regioni che se ne sta più assopita nell’oscurità, è proprio la Calabria. Questo non è dovuto certo al canovaccio territoriale che la regione ha, vista l’influenza del mare e il variegato territorio che presenta; né tanto meno alla storia che potremmo definire antidiluviana: gli Ausuni prima, i Greci e i Fenici poi, ne parlarono come del luogo dove la vite cresce alta da terra: Enotria. E proprio con i Fenici la viticoltura conoscerà un valore sconosciuto alle altre colture presenti: la proporzione sarà di 1 a 6, un appezzamento coltivato a vite varrà quanto sei appezzamenti coltivati a cereali.

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Le antiche colonie della Magna Grecia: l’attuale Calabria era conosciuta come Italia.

Il Krimissia diverrà leggenda dalle qualità prodigiose, così come riportano alcuni scritti clinici di allora: “Sicuro cordiale per chi vuole recuperare le forze dopo una lunga malattia“; “tonico opulento e maestoso per la vecchiaia umana che vuole coronarsi di verde ancora per anni”…quasi un precursore della magica pillola blu?
Alcune regioni limitrofe arriveranno ad attribuirsi la denominazione Calabria, a qualifica di prestigio per i loro vini, tanto era rinomata la fama dei vini di questa regione. Il Krimissia, l’attuale Cirò, era il premio conferito ai partecipanti dei giochi di Olimpia, pratica questa di cui la storia si riappropriò in epoca recente, durante le Olimpiadi di Città del Messico, nel 1968.

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La famosa premiazione durante i Giochi Olimpici di Città del Messico nel 1968

Ma non soltanto il Cirò è vino di pregio in Calabria. Tra gli altri anche il Greco, vitigno dalle indubbie origini, è caratterizzato dalle interpretazioni territoriali sia nella versione passita, nel comune di Bianco, da cui prende il nome, sia nella versione “secca”. L’altro vitigno, se possibile ancor meno conosciuto, ma di antica identità su questa terra, è il Magliocco Canino. La forte presenza di autoctoni, legata alla profonda vocazione che questo territorio ha nei confronti della viticoltura, dovrebbe essere, così come la storia insegna, l’ascia identitaria del patrimonio di questa regione. Ma purtroppo i “nativi” dediti alla coltivazione della vite sembra non siano riusciti ad utilizzare questo tomahawk a transverberazione di una comunicazione, quella del vino, che soffre di una forma di acluofobia acuta nei confronti di chi non gode della luce dei riflettori.

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Il grappolo di Magliocco, vitigno autoctono in terra di Calabria. Credit: Luciano Pignataro

Vini di Calabria: gli apocrifi di Sergio Arcuri e Casa Comerci.

Due sono i produttori che mi piace prendere ad esempio dei vini di Calabria e a cui sono emotivamente legato per i loro fluidi: Sergio Arcuri e Casa Comerci.
Tra i vini di Calabria, l’azienda vinicola di Sergio Arcuri nasce nel 1880, fondata dal bisnonno di Sergio, Peppe, e ad elettività dell’origine del nome Cirò, l’azienda è collocata a Cirò Marina (Kr). La realizzazione del progetto cantina è avvenuta nel 1973, con prevalente attività di vendita di vino sfuso ad uso giornaliero. Nel 2009 dopo la modernizzazione della cantina, Sergio ed il fratello Francesco iniziano l’imbottigliamento del loro Cirò Classico Superiore. Le vigne, allevate ad esclusività biologica, conoscono impianti ad alberello avviati per un ettaro nel 1945 e per un ettaro nel 1980. Solo i due ettari più giovani, del 2005, sono a cordone speronato. Biologico, alberello, l’esposizione che guarda ai venti del Mar Ionio e una buona metà di vigne vecchie sostengono un’autogestione della produzione che garantisce una bassa resa per ettaro, di appena 60 quintali.

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Sergio Arcuri è tra i migliori interpreti dei vini di Calabria.

Poi Casa Comerci, a Badia di Nicotera (VV), 15 ettari a vigneto tutti in biologico. Se la storia ha un valore nella lettura di un’azienda, Casa Comerci radica il suo esordio nel 1800, per merito del fu Francesco Comerci. Ma il suo nutrimento, negli anni successivi, sarà quasi ad esclusiva impronta femminile. Due eredi femmine infatti per Francesco Comerci, che, a dispetto di ogni ritualità calabra dell’epoca (e non solo), in cui “auguri e figli maschi” era l’auspicio liturgico per esorcizzare la sventura di una figlia femmina, insegna alle sue figlie tutti i valori dell’agricoltura. La primogenita Michelina viene assecondata nella sua passione per l’olivo, mentre Rosina si farà custode del vigneto e, in risposta a quello che sembrerebbe un richiamo karmico, prenderà in sposo il bottaio del paese. Casa Comerci alleva Greco e Magliocco Canino, a perpetuazione della tradizione vinicola di questo luogo, cui rende onore con splendidi terrazzamenti che guardano al Tirreno.

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Una veduta di Casa Comerci e dei suoi vigneti

Due i vini di Calabria rappresentativi delle due aziende.
Aris per Sergio Arcuri, Cirò Rosso Classico Superiore Doc 2013, 100% da uve Gaglioppo. Fermentazione spontanea, senza inoculo di lieviti. Maturazione in vasca di cemento e affinamento in bottiglia. Già al colore si presenta lontano da quel sud del vino che si è raccontato attraverso la concentrazione (d’altronde in questa DOC sono ammessi i soldateschi merlot e cabernet). Crepuscolare, granato scarico, “pinotteggia” senza voler, per via progettuale, guardare alla Francia. Al naso rifugge, gioca in un’apparente sottrazione; i frutti rossi sotto spirito dettano le linee guida ad uno spettro olfattivo che andrà a dischiudersi su note di incenso, iodio, pomodoro e un fondo di carbone. In una netta corrispondenza gustativa, l’aspetto tattile in bocca è teso e scattante. Con un’entrata tannica mitigata rispetto all’assaggio di qualche tempo fa; la fresca sapidità necessita una salivazione intrinseca; in chiusura procede su un fondo lievemente amarognolo. Il mare, come un’onda, ritorna. Vino di romantica essenzialità.

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Aris, da uve Magliocco, è una delle produzioni di punta di Sergio Arcuri

Libìci di Casa Comerci, Igp 100% da uve Magliocco Canino.
Anche qui la vinificazione è autogestita e, è proprio il caso di dirlo, da produttore con le mani in tasca. Maturazione in acciaio inox e affinamento in bottiglia. Si presenta di un rosso più intenso, più oscuro rispetto all’Aris, anche se nell’impatto olfattivo lascia intravedere l’inganno generato dalla vista. Naso di fresca sontuosità, la materia c’è ma è sostenuta dall’agilità, dalla fragranza; liquirizia, eucalipto mentolato, visciole fresche e mallo di noce, merangolo. Spettro olfattivo in continuo mutamento, l’eco che arriva in seguito, sembra la diapositiva di questo territorio: mare, erbe mediteranee, curry e spezie arabe, da gran bazar di Istanbul, sembrano rievocarne il nome. Senza manierismo alcuno nell’attività produttiva, qualcosa me lo fa legare al Rodano.

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Libìci di Casa Comerci, da uve di Magliocco Canino. Credit: Luciano Pignataro

Bocca dinamica, tannino più mitigato del precedente, dorsale lunga e succosa, in fase gustativa è speziale! Se il carisma è la caratteristica del Gaglioppo di Arcuri, al Libici di Casa Comerci va riconosciuto come mezzo di attrazione il fascino. Entrambi i vini sono di una grammatica essenziale, semplice, eppur profonda; ma d’altronde “la verità profonda… sta nella semplicità. La vita è profonda nella sua semplicità”. Charles Bukowski

Chiudo con la convinzione che ad alcuni luoghi per emergere sul palco del vino non occorre un proiettore, ma basterebbe un lanterna… c’è solo da accenderla.

di Raffaele Marini

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4 COMMENTS

  1. Eccelsa esposizione romantica a corda etnogeografica dei fluidi presi in esame; trascina il lettore sui territori esplorati attraverso un linguaggio colto e popolare allo stesso tempo, che si sussegue con l’acconcio di una narrazione cinematografica. La lettura di questa sceneggiatura etilica spinge a considerarla come possibile traccia di un auspicabile enocortometraggio, ed oltre, locupleta gli animi piu’ sensibili all’avvilupparsi di temi a noi cari come natura, individuo, territorio, qualita’, esperienza. I miei complimenti a Raffaele risultano essere di entita’ molecolare rispetto alla sua levatura descrittiva.

  2. L’anima che turnica la scappellatio del developpamento è quasi sempre ben accolta nell’eterno momento occlusiastico della dizione orpellante e della parola fuffassiana, ma una questione sgorga spontanea dalle viscere del monte Aragon sulla vetta Contur delle montagne Gomanov … a chi diletti i tuoi suoni o foglia frale che volteggi e livri solitaria alla sinistra di te stessa? Perchè alzi gli scudi ombrati della dialettica? Non temere le tenebre del conosciuto, e le goliardie del popolare, Antani è con te come se fosse una scribacchi confaldina e mai posterganti.

    Francesca

  3. Chiunque tu sia sappi che ti amo anch’io! Appena avrò due spicci, prenderò in considerazione l’ipotesi di giocare al piccolo cineasta! 😉 per ora, mi diletto a sporcare qualche foglio! Per ora mille volte grazie!

  4. Grande Raffa!!!
    Un bellissimo pezzo su una terra di grande vini e poco conosciuta dal mondo intero e soprattutto.. quanta verità!!!

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