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Le Cingolate Crostata di cipolle: le cipolle fanno ridere, non piangere

Crostata di cipolle: le cipolle fanno ridere, non piangere

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Chi lo ha detto che le cipolle fanno piangere? Prepariamo insieme la crostata di cipolle di zia Lidia!

Alla fine degli anni ’60 i miei genitori decisero di aderire ad una iniziativa promossa dalla Associazione Stampa Romana; papà era giornalista, all’epoca era il direttore di Paese Sera, un importante quotidiano romano che, insieme a Il Messaggero e Il Tempo si contendeva il primato del più venduto della capitale (La Repubblica era lontana dal vedere la luce).

L’iniziativa consisteva nella costituzione di una Cooperativa Edilizia per la costruzione di un villaggio di case di vacanza al mare: il Villaggio dei Giornalisti.

Villaggio dei giornalisti, il “cartello dei lavori”

Si trattava di un progetto che per l’epoca veniva definito avveniristico, un architettura squadrata, 3 tipologie di case di 3 misure diverse, costruite a moduli. Non tutti erano, però, convinti della qualità estetica del tutto; qualcuno lo definì un “pollaio”, chi una “porcilaia”, altri, ironizzando, arrivarono addirittura a dire che si era riciclato il progetto di un carcere modello americano, mai costruito nel Nebraska.

L’appezzamento di terra prescelto faceva parte dell’Agro Pontino, un’area malsana e paludosa che fu bonificata per volere di Mussolini; ai lavori di bonifica partecipò un gran numero di veneti, che si erano trasferiti in zona per questo; quando nacque il Villaggio, ma per molti anni a seguire, i loro discendenti ancora vivevano in zona, e si sentiva spesso risuonare nell’aria il loro accento d’origine.

Per debellare la malaria, che fece una vera e propria strage fra i bonificatori, vennero piantati numerosi eucalipti, un albero tipico australiano che assorbe l’acqua dal terreno, impiegato anche per la creazione di fasce frangivento. L’eucalipto costituisce oggi una parte predominante nel paesaggio rurale dell’Agro Pontino.

Villaggio dei Giornalisti
Villaggio dei Giornalisti, lavori in corso

I lavori per la costruzione del Villaggio iniziarono nel 1967-68, su un lotto di terra sul litorale di Latina, a metà strada tra Foce Verde e Capo Portiere; furono costruite 68 case e la prima estate che passammo lì, nella “nostra” casa al mare, fu quella del 1969. Io avevo 10 anni.

All’inizio il Villaggio era, ahimè, una landa desolata, brulla, senza verde; il quadrilatero del Villaggio era delimitato da due canali di bonifica (ce ne sono parecchi, nella zona) paradiso di rane, rospi e… miliardi di zanzare!

Piano piano, e grazie all’iniziativa personale di ognuno dei proprietari, si cominciarono a piantare alberi, siepi, si seminarono prati all’inglese… tutto, però, era reso difficile dalla natura del terreno stesso, non certo il massimo della fertilità. Con tanto impegno, molta fatica e qualche delusione (prati bruciati, piante secche) il Villaggio cambiò aspetto, diventò verde, colorato.

casa villaggio giornalisti
La casa al villaggio dei giornalisti

I ricordi legati al Villaggio sono tanti e tutti bellissimi; abbiamo passato lì tutte le estati della nostra infanzia e poi adolescenza, si girava tranquilli per le strade del Villaggio in bicicletta, in assoluta sicurezza (il Villaggio era recintato e il traffico alle macchine limitato), avevamo un campo da calcio e pallavolo dove si sono svolte partite epiche, la spiaggia era ad un passo. Lì sono nate amicizie e amori che ancora durano, dopo più di 50 anni. Ci si conosceva tutti, grandi e piccini, si facevano grandi feste nelle aree verdi comuni, balli, giochi, tutto molto bello, tutto molto divertente.

Dalle biciclette, si è poi passati ai motorini, agli scooter, io ho fatto scuola guida, con mia mamma, nelle stradine del Villaggio.

Ci si andava, naturalmente, anche d’inverno, si accendeva il caminetto e si stava lì insieme, noi 4, talvolta con un po’ di amici, a chiacchierare, a guardare magari un bel film; spesso si facevano gite nell’entroterra, si visitavano cose e paesi nuovi, diversi, bellissimi.

Qualche anno dopo – doveva essere forse il 1974 o giù di lì – le “massaie” del Villaggio decisero di indire una gara culinaria. Ognuna di loro doveva cucinare, a casa propria, un piatto che sarebbe poi stato sottoposto al verdetto  insindacabile di una giuria, nel corso di una grande festa mangereccia, in una delle case del Villaggio. Si lavorò per qualche giorno, coordinandosi, all’organizzazione della gara-festa: regolamento, lista dei piatti (per evitare duplicati ma, soprattutto, per garantirsi una cena che “avesse senso”, e cioè non avere solo primi o secondi), tempistiche, logistica, ecc.

Crostata di cipolle: le cipolle fanno ridere, non piangere

Non ricordo oggi bene perché, ma io, che avevo allora 14-15 anni e già mi divertivo a spadellare, decisi di partecipare, unico concorrente di genere maschile e, senza ombra di dubbio, il più giovane in gara. E scelsi di farlo portando un piatto sicuramente insolito, se non altro per il nome: la CROSTATA DI CIPOLLE!

Si trattava di una ricetta che arrivò a casa nostra grazie a mia zia Lidia, la zia a noi più vicina, quella con la quale condividevamo tanti momenti della nostra vita e che ancora oggi (ultima rimasta di quattro sorelle ed un fratello), a 85 anni, sprizza energia e simpatia da tutti i pori.

Mia mamma Sara ogni tanto faceva questa crostata, un piatto che a me piaceva mangiare ma che non avevo, fin lì, mai provato a cucinare.

La Crostata di Cipolle di zia Lidia si fa così

Crostata di cipolle
Crostata di cipolle di Zia Lidia

Ingredienti crostata di cipolle

  • 1 pacco di pasta sfoglia rotonda (confesso che uso quella pronta; non è pensabile, ai ritmi della vita odierna, di mettersi a farla)
  • 1 kg cipolle (vanno bene sia le bianche che le ramate)
  • 4 uova
  • 50 gr di burro
  • 250 ml di crema di latte (panna liquida)
  • 200 gr parmigiano grattugiato
  • Olio EVO
  • Sale
  • Pepe nero

Preparazione crostata di cipolle

Iniziamo ora a preparare la crostata di cipolle secondo la ricetta di zia Lidia: far sciogliere il burro in un tegame con 3-4 cucchiai di olio. Affettare le cipolle e metterle nel tegame aggiungendo sale e pepe; cuocere a fuoco moderato e tegame coperto per 30-35 minuti, fino a quando le cipolle non saranno ben stufate e cremose (non devono assolutamente soffriggere). Lasciare stiepidire le cipolle e poi aggiungere le uova, il parmigiano e la crema di latte; amalgamare bene il tutto.

Foderare (fino al bordo) con 2/3 della pasta una teglia tonda imburrata, versare quindi  il composto e con la pasta rimasta fare delle strisce da incrociare (come per le crostate dolci).

Spennellare le strisce con del rosso d’uovo sbattuto e poi infornare per circa 45 minuti a 180 gradi. La crostata va mangiata tiepida.

Le cipolle fanno ridere, non piangere

Forse qualcuno si starà chiedendo come è andata la gara… beh, è qui che si ride, anziché piangere: la giuria decretò che fra ottime melanzane alla parmigiana, superbo pollo coi peperoni, clamorose pizzelle fritte, insalata di riso magistrale, inarrivabile polpo alla Luciana e tanto altro, beh fra tutti questi piatti quello meritorio della medaglia d’oro fosse proprio la Crostata di Cipolle di zia Lidia, cucinata da Marco, 14 anni, alla sua prima gara culinaria, unico essere umano di genere maschile a gareggiare con(tro) 25-26 massaie agguerrite!

Nel 1980 abbiamo lasciato il Villaggio per un’altra destinazione estiva, forse più bella; ma i bellissimi ricordi legati al Villaggio dei Giornalisti rimarranno indelebili nella memoria.

Crostata di cipolle Lidia
Crostata di cipolle di Zia Lidia la ricetta della mia mamma

P.S. – Allego un reperto storico: il manoscritto originale di mia mamma della ricetta della crostata di cipolle; noterete alcune piccole differenze fra le due ricette (p.es. parmigiano, farina), si tratta di modifiche da me introdotte nel tempo.

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