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Le Cingolate Da Roma a Mosca: alla scoperta del pollo alla Kiev

Da Roma a Mosca: alla scoperta del pollo alla Kiev

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Siamo nel 1966.

Nel mese di Gennaio noi Cingoli traslochiamo da Via dei Giornalisti (ricordate, papà era giornalista…) a via Pio Piacentini.

La prima strada è in zona Camilluccia, non lontana da via Mario Fani, tragicamente nota per il rapimento di Aldo Moro. La seconda è in zona Aurelia-Pisana, intitolata ad un architetto che operò principalmente a Roma, sua città natale, e famoso per aver progettato, fra le altre cose, il Palazzo delle Esposizioni (via Nazionale), il Palazzo della Rinascente (via del Corso-largo Chigi), il Traforo Umberto I (che collega via Nazionale a via del Tritone), il Ministero di Grazia e Giustizia (via Arenula) e per essere subentrato alla direzione dei lavori del Vittoriano, oggi noto come Altare della Patria (Piazza Venezia).

Pio Piacentini
Pio Piacentini

[ da Wikipedia] – Pio Piacentini (1846-1928) era il padre di Marcello (1881-1960), anche lui architetto, urbanista e accademico italiano; Marcello Piacentini fu il protagonista sulla scena dell’architettura italiana nel trentennio 1910-1940, assumendo la figura di massimo ideologo del monumentalismo di regime soprattutto per la sua opera febbrile di regia applicata praticamente a tutta l’area architettonica e urbanistica del ventennio fascista. Nel dopoguerra fu oggetto di forti polemiche a causa del suo legame con il regime, innescando un dibattito aperto e critico sulla sua persona.

Fra le operazioni più note (e io aggiungo “tristemente note”), spicca la demolizione della “Spina di Borgo” per l’apertura di Via della Conciliazione a Roma, su progetto elaborato nel 1936 (ma portato a termine nel 1950) insieme all’architetto Attilio Spaccarelli.

Le due case sono in zone lontane, circa 10-12 chilometri l’una dall’altra, 25-30 minuti di macchina, un viaggio, all’epoca.

Sia io che mio fratello Stefano cambiamo scuola, dopo pochi mesi dall’inizio dell’anno scolastico; io sono in prima elementare, lui in prima media, abbiamo rispettivamente 7 e 12 anni. Per due bambini di quell’età cambiare tutto (zona, scuola, maestri e professori, amici, abitudini, riferimenti) è un piccolo trauma.

Il papà del mio migliore amico (mio compagno di banco, si chiama Camillo Ricci) cerca di alleviare il disagio e per qualche tempo si prodiga per far si che ci si continui a vedere e frequentare, portando Camillo da noi o venendo a prendere me per andare da loro, che abitano naturalmente ancora alla Camilluccia.

La Citroen DS 21 Pallas

Il “signor Ricci” ha una Citroen DS 21 Pallas, nota come “ferro da stiro”, una macchina considerata abbastanza di lusso, dalla linea strana e molto avveniristica, un’astronave, con i fari che girano seguendo il movimento dello sterzo. Certamente non una macchina dalla linea sportiva, ma comunque una che i bambini, me compreso, guardano stupiti ed ammirati.

1966 CITROEN DS 21 PALLAS BB ikonoto customized blueprint
1966 CITROEN DS 21 PALLAS BB ikonoto customized blueprint

In breve tempo la distanza e le oggettive difficoltà hanno il (triste) sopravvento: Camillo ed io non ci vediamo più, ognuno per la sua strada. Fino a quando, qualche hanno fa, lo ritrovo quasi per caso su Facebook (dove si definisce “comunicatore, liberale, romanista”) e diventiamo amici “virtuali”, a distanza, tutti e due accaniti tifosi della Roma; due anni fa, poi, ad un evento di beneficienza me lo vedo passare davanti (lo riconosco grazie alle foto viste su Facebook), lo chiamo, si ferma ci salutiamo… morale: non tutti i social vengono per nuocere.

L’idea del viaggio a Mosca in roulotte!

Per l’estate di quel 1966 papà (Giorgio), con il benestare di mamma (Sara), organizza una vacanza al tempo stesso folle, avventurosa, fantastica, unica ed indimenticabile: insieme ad altri 4 colleghi giornalisti decide di andare a Mosca (si, Mosca, Unione Sovietica!) in roulotte!!! Nessuno dei 5 pazzi ha mai fatto campeggio in roulotte, nessuno ha una roulotte, nessuno ha troppa dimestichezza con le lingue straniere; capirai, poi, il tedesco, l’ungherese, il polacco… il russo! Nessuno di loro è un viaggiatore audace e di esperienza; ciò nonostante lo spirito di avventura misto all’entusiasmo (papà ha 40 anni, mamma 37, gli altri sono coetanei o addirittura più giovani) e ad una giusta dose di spavalderia e irrazionalità prevalgono sulla prudenza e sulla logica.

I 5 temerari sono: Wladimiro Settimelli (fiorentino, ottimo fotografo) con la moglie Frida, Renzo Stefanelli con la moglie, Enrico Pasquini con la neo-moglie “Stellina”, il single Raniero Antonaroli e, per l’appunto, Giorgio Cingoli con la moglie Sara e noi, Stefano e Marco.

I 5 amici si rivolgono quindi ad un’azienda che costruisce roulotte, con sede a Pomezia, la ARCA (Anonima Rimorchi Campeggio Affini – qualcuno forse ricorda questo marchio), raccontano il progetto ai responsabili, propongono di produrre dei reportage giornalistici (articoli e foto) durante il viaggio. Convincono infine i dirigenti della ARCA che, a fronte di un minimo di esposizione sulla stampa (esempio ante litteram di product placement!), decidono così di prestarci 5 roulotte e darci tutta l’assistenza necessaria, prima della partenza, che consiste anche nel montare sulle 5 macchine i ganci di traino, le barre di rinforzo indispensabili ad affrontare le complicatissime strade dei paesi dell’est europeo, note per la loro (pessima) qualità.

Ricordo a chi legge che siamo nel 1966, viaggi di questo tipo sono visti come avventure sconsiderate, attraversare le frontiere – quelle frontiere – non è cosa facile, c’è grande diffidenza, attenzione, anche preoccupazione, le strade sono poco curate (se curate affatto), piene di buche e insidie, i campeggi sono rari, spartani, con pochi servizi. Le roulotte sono ancora tonde e bombate, niente a che vedere con il comfort dei giorni nostri; idem per le macchine, niente aria condizionata, niente cinture di sicurezza…

Mio fratello Stefano ed io siamo gli unici bambini della spedizione (quindi stra-coccolati da tutti), oltre a noi quattro ci sono 3 coppie, una delle quali di neo-sposini (che decide di fare di questo viaggio il loro viaggio di nozze) e un single. Il programma di viaggio prevede una durata di un mese, una percorrenza totale di circa 10.000 km, 9 frontiere attraversate, tante capitali visitate.

Roma-Mosca in roulotte: si parte!

Tutto pianificato, tutto organizzato, pronti, è metà Giugno, si parte!

Sarebbe qui troppo lungo raccontare l’intero viaggio; chissà però che un giorno non mi venga la voglia di farlo per iscritto, dettagliatamente, per quanto può ricordare, oggi, il bambino di 7 anni di allora. Voglio però elencare, per punti, saltando forse di palo in frasca (mi scuso per questo), alcuni ricordi ben vividi nella memoria.

Mamma mi impone (e forse non l’ho mai ringraziata abbastanza per questo) di scrivere un diario di viaggio: ogni giorno, quando ci si ferma per “accamparsi”, ovunque siamo, mentre gli uomini adulti sistemano le roulotte per la notte e le signore preparano pasti e giacigli, io scrivo qualche paginetta raccontando cosa abbiamo fatto quel giorno. Il tutto, rigorosamente scritto a mano con la grafia di un bambino di 7 anni, è custodito in un quadernetto che conservo gelosamente.

Nel frattempo mio fratello raccoglie appunti per scrivere un articolo che viene poi pubblicato su Il Pioniere (l’inserto per ragazzi del quotidiano l’Unità – n.35 dell’8 settembre 1966), sono gli appunti di viaggio di un ragazzino di 12 anni. Titolo dell’articolo “In roulotte fino al Cremlino – le straordinarie vacanze di un ragazzo romano”.

In alcuni paesi non è permesso sostare per la notte fuori dai campeggi, che però sono così rari e distanti da costringere a tappe di 10-12 ore di viaggio, uno strazio! Noi, unici bambini della spedizione, durante questi interminabili trasferimenti ci annoiamo un po’; ma la noia viene superata dall’attesa della nuova meta, dall’entusiasmo per le nuove città da visitare.

A Budapest i viali lungo il Danubio sono ancora illuminati dai lampioni a gas; all’imbrunire gli addetti del municipio della città percorrono il lungofiume in bicicletta, lungo la canna della bici portano due lunghi attrezzi di metallo; si fermano ad ogni lampione e con uno aprono lo sportello in vetro del lampione mentre con l’altro accendono la fiammella a gas; un’immagine antica, romantica che ci rimane stampata nella memoria.

L’ARCA ha montato sulle nostra macchine delle particolari barre di rinforzo che assicurano le roulotte ai ganci di traino anche in caso di strade particolarmente dissestate (che sappiamo essere minacciose e pericolose), con l’aggiunta di robuste catene di sicurezza. Tutto ciò non impedisce che in un paio di occasioni le roulotte più piccole, e quindi più leggere, si sgancino, ma per fortuna rimangono attaccate grazie alle catene (insomma un po’ come succede oggi alle macchine di Formula 1 quando perdono una ruota, che viene però trattenuta da cavetti di acciaio). Quando ci fermiamo alla fine della tappa di attraversamento della insidiosa catena montuosa dei Carpazi, però, papà apre la porta della roulotte (che per fortuna si apre verso l’esterno) e scopre che l’armadio, che è posizionato sul lato opposto, proprio di fronte alla porta, è drammaticamente crollato, staccandosi dal suo alloggiamento e impedendoci l’ingresso. Faticosamente, con l’aiuto degli altri, viene spostato e, con i mezzi di fortuna a disposizione, rimesso al suo posto e assicurato di nuovo alla parete.

A Jasnaja Poljana visitiamo la casa natale del grande scrittore Lev Tolstoj – quello di Guerra e Pace e Anna Karenina, solo per citare i suoi due titoli più conosciuti – diventato un museo che lo ricorda e lo commemora.

Tolstoj
Tolstoj

A Mosca visitiamo il Mausoleo di Lenin, sulla Piazza Rossa; nella piazza una lunghissima fila (ai turisti viene però permesso di infilarsi a metà, e farne solo una parte), all’interno un silenzio assoluto, forse mai sentito prima; la salma di Lenin, perfettamente conservata (direi imbalsamata), è esposta al pubblico illuminata in una maniera così particolare da far esclamare a mio fratello: “Papà, ma gli hanno messo una lampadina dentro alla testa?”. E poi il Cremlino, con i tesori degli Zar: carrozze, vestiti, gioielli, corone, suppellettili preziose, campane, cannoni…

Andiamo ai Magazzini Gum e al Detsky Mir (letteralmente “il mondo dei ragazzi”), uno dei negozi di giocattoli più grandi del mondo, dove si vende di tutto, dai vestiti agli articoli per la scuola, ai giocattoli; per Stefano e me un paradiso!

Un giorno decidiamo di accamparci in uno spiazzo libero, di terra battuta, che troviamo in un paese di campagna; macchine e roulotte vengono disposte a cerchio, come le vecchie carovane viste tante volte nei film western. Si cena al centro dell’accampamento, tutti insieme, e poi si fanno due chiacchiere, ancora sotto il chiarore del sole che tramonta molto tardi (siamo molto a nord, è il periodo dell’anno con le giornate più lunghe e qui fa buio quasi a mezzanotte). Ci salutiamo ed andiamo a dormire, stanchi ma contenti, il viaggio sta andando alla grande.

RUSSIA roulotte
RUSSIA roulotte accampate come nei migliori film western

La mattina dopo all’alba sentiamo dei rumori intorno alla roulotte, stropicciandoci gli occhi alziamo le tendine e ci spaventiamo vedendo tante facce di uomini, donne e bambini, quasi spiaccicate sui vetri delle finestre, che ci “spiano” curiose… sono le 5 o le 6 del mattino, non ce ne siamo resi conto, ieri pomeriggio, ma abbiamo fatto campo al centro dell’area dove si svolge il mercato del paese: intorno a noi banchi di qualsiasi genere, frutta, verdura, galline, conigli, formaggi, uova, carne… i locali ci accolgono cordialmente, sono molto ospitali, lo capiamo anche se non comprendiamo una sola parola di quello che dicono. Ci offrono i loro prodotti, ci festeggiano, ci salutano. Uno spavento che si trasforma in pochi attimi in una bellissima esperienza.

Varsavia, Praga, Kiev… ed il pollo

Il single della compagnia a Varsavia si invaghisce di una ragazza polacca e decide di fermarsi lì per un po’, quindi per il ritorno a Roma la carovana si riduce a 4.

A Varsavia mio fratello ed io scopriamo che molte parole italiane che finiscono in “zione” in polacco finiscono più o meno in “a”, p.es. stazione diventa stazia, colazione diventa colazia, combinazione diventa combinazia e così via; da Varsavia in poi, quindi, si gioca e ci si diverte a… parlare polacco!

Praga è una città bellissima e suggestiva; è soprannominata “la città delle cento torri“, ha un fascino magico, ed è nota in tutto il mondo per la piazza Staroměstské Náměstí sede dell’orologio astronomico medievale, che ogni ora dà spettacolo e che affascina da anni grandi e piccini, noi compresi. Bellissimo anche il Castello, costruito nel IX secolo e residenza del Presidente della Repubblica Ceca fin dal 1918; è il castello a corpo unico più grande al mondo.

A Kiev (capitale dell’attuale Ukraina), città bellissima piena di giardini, andiamo a mangiare nel ristorante di un grande albergo; in Unione Sovietica, in questi anni, i più grandi ristoranti sono tutti negli alberghi. Lì scopriamo un piatto eccezionale, una cosa paradisiaca, mai mangiata prima: il POLLO ALLA KIEV (che fantasia, eh?!), del quale vorrei, oggi, darvi la ricetta. Si tratta di petti di pollo dal cuore di burro, fritti dorati.

Il pollo alla Kiev

Nessuno sa davvero da dove provenga la ricetta – La storia del piatto è contorta e disseminata di teorie contraddittorie, con la sua invenzione attribuita a chef francesi, russi e ucraini. Alcuni sostengono che il piatto sia stato creato all’inizio del XIX secolo a Parigi, quando la cucina e la cultura francese erano estremamente alla moda in Russia e gli chef russi furono inviati in Francia per imparare.

Nessuno sa nemmeno da dove derivi il nome – come detto rimane in dubbio il fatto che il piatto sia stato inventato da uno chef francese o russo, ma sembra che all’inizio del XX secolo gli siano stati attribuiti sia il nome côtelettes de volaille (letteralmente “cotolette di pollame”) sia il poulet à la Maréchale (che significa “qualcosa avvolto nel pangrattato e fritto”). La perdita del nome francese è stata attribuita al sentimento anti-borghese nell’Unione Sovietica e alla necessità di termini più semplici e proletari. Lo chef ucraino Viacheslav Gribov sostiene che il motivo del cambio di nome è dovuto al fatto che gli chef di Kiev hanno cambiato la ricetta, mentre altri insistono sul fatto che il nome sia stato coniato solo come un modo per attirare immigrati dell’Europa orientale nei ristoranti americani.

Il pollo alla Kiev era uno dei cibi più iconici degli anni ’70, ma alla fine degli anni ’80 passò di moda (come, p.es., il cocktail di gamberi) in seguito alla diffusione e alla moda della nouvelle cuisine.

La ricetta ha vissuto una sorta di rinascimento negli ultimi anni ed è stata timidamente introdotta di nuovo nei menu di molti importanti ristoranti, con gli chef che offrono un assaggio del piatto tradizionale. Il piatto era così popolare negli hotel sovietici che i visitatori venivano avvertiti, nei depliants turistici, dei rischi di schizzarsi con gli spruzzi di burro fuso bollente.

IL POLLO ALLA KIEV – Курица по-киевски

Ingredienti per 4 persone:

  • 4 petti di pollo
  • 2 uova
  • 120 grammi di burro, a temperatura ambiente
  • 1 spicchio d’aglio, tritato
  • 1 cucchiaio di succo di limone
  • 1 cucchiaio di prezzemolo fresco tritato
  • Farina
  • Pangrattato
  • Sale e pepe q.b.
  • Olio da frittura (io uso quello di arachidi)

Preparazione

In una ciotola schiacciare il burro ammorbidito e mescolarlo bene con lo spicchio d’aglio tritato, il succo di limone, il prezzemolo fresco tritato finemente, sale e pepe. Formare un “tronchetto” di un paio di cm di diametro, avvolgerlo nella pellicola per alimenti e metterlo in frigo.

Asciugare il pollo con della carta assorbente da cucina, rimuovere i filetti (se presenti) e, dopo averlo steso fra due fogli di pellicola, batterlo con un batticarne fino ad uno spessore di circa 4-5 mm, non più sottile altrimenti potrebbe rompersi. Dovrebbe essere un po’ più sottile sui bordi per aiutare a sigillare il pollo e impedire che il burro fuoriesca durante la cottura; rimuovere quindi la pellicola.

Salare e pepare un lato del petto di pollo; prendere il burro dal frigo e tagliarlo in 4 pezzi uguali. Posizionare uno dei pezzi al centro del petto di pollo; piegare il lato superiore del petto di pollo verso il burro e poi fare lo stesso con quello inferiore e, a seguire, con i due laterali, cercando di chiudere il tutto al meglio (così che il burro rimanga ben “imprigionato”). Fare lo stesso con gli altri 3 petti.

Mettere l’olio sul fuoco in un tegame abbastanza alto (il livello dell’olio dovrebbe essere tale da arrivare almeno a metà dei petti di pollo preventivamente arrotolati) e portarlo a circa 200°C (bisogna considerare che la temperatura scende immediatamente quando si mette il pollo).

In 3 recipienti mettere la farina, le uova sbattute e il pangrattato e passarci, in questo ordine, i “rotolini” di pollo, sigillandoli bene (il burro fonderà e non dovrà fuoriuscire).

Facendo attenzione mettere il pollo nell’olio bollente e friggere fino a doratura (circa 4 minuti per lato); per non raffreddare troppo l’olio si consiglia di friggere 2 petti per volta.

Togliere il pollo dall’olio e disporlo in una teglia da forno. Una volta che tutti e 4 i pezzi sono stati fritti, infornare la teglia a 200 gradi per 10-12 minuti; quindi scolare su carta assorbente per 10 minuti prima di servire.

Si può accompagnare con patate novelle arrostite intere, purè di patate, carote arrostite al rosmarino, fagiolini al burro, ecc.

Fare molta attenzione agli schizzi di burro bollente quando si taglia il Pollo alla Kiev!

Cotolette di pollo alla Kiev
Cotolette di pollo alla Kiev

Due note: (1) si può fare a meno dell’aglio, se non è gradito; (2) qualcuno usa le cosce invece dei petti; queste vengono disossate mantenendo attaccato l’osso a mo’ di “manichetto” e guarnizione (viene portato in tavola avvolto in un ciuffo di carta stagnola arricciata). Ovviamente con i petti è tutto più pratico e facile.

E’ il 19 luglio, la nostra ultima sera prima di tornare a Roma; sulla strada di casa ci fermiamo per passare la notte in un’area di parcheggio dell’autostrada del Sole, subito prima di Firenze, mi pare fosse quella di Roncobilaccio. In Inghilterra sono in corso i Mondiali di Calcio, quella che al tempo si chiama ancora Coppa Rimet. Noi ovviamente non abbiamo la TV, solo una radio che naturalmente (ed obbligatoriamente) è accesa sulla radiocronaca.

Nel gruppo 4 l’Italia (allenata da Edmondo Fabbri) vince 2-0 contro il Cile, ma inciampa nell’URSS, venendo sconfitta 1-0. Nella decisiva partita contro la Corea del Nord (l’unica squadra asiatica in competizione), allo stadio Ayresome Park di Middlesbrough, di fronte a 18.000 spettatori, perde nuovamente 1-0, con un gol di Pak Doo-Ik. La vittoria sull’Italia promuove la Corea del Nord ai quarti di finale: è la prima volta che una squadra asiatica ha accesso alla fase finale di una coppa del mondo di calcio. La Corea, ai quarti, viene sconfitta dal Portogallo con il punteggio di 5-3.

Questa sconfitta provoca grande scalpore in Italia, perchè la Corea del Nord è considerata una squadra molto facile da battere. Per questo motivo, quando i giocatori italiani rientrano in patria dopo la sconfitta, sono accolti da circa 800 tifosi inferociti, accorsi all’aeroporto di Genova per contestarli con insulti e lancio di ortaggi e pomodori.

Nella stampa italiana si diffonde la notizia che Pak Doo-Ik è un dentista. In realtà questa è in gran parte una leggenda metropolitana, alimentata però da un fatto vero: ha effettivamente la qualifica ma non ha mai esercitato quella professione.

Questo il link per leggere della partita e rivedere il maledetto gol del “dentista” coreano.

Nei mesi di Giugno e Luglio 1966, oltre al nostro fantastico, irripetibile, indimenticabile viaggio, succedono anche le seguenti cose:

  • 2 giugno: Irlanda – Éamon de Valera viene rieletto presidente d’Irlanda.
  • 3 giugno: Repubblica Dominicana – Joaquín Antonio Balaguer viene eletto presidente.
  • 28 giugno: Argentina – con un colpo di Stato militare viene deposto Arturo Umberto Illia e al suo posto si insedia il generale Juan Carlos Onganía.
  • 29 giugno: Guerra del Vietnam – gli Stati Uniti iniziano massicci bombardamenti sul Vietnam del Nord: vengono distrutte case, industrie, centrali elettriche e il 60% delle riserve di carburante nordvietnamita.
  • 30 giugno: La Francia lascia formalmente la NATO.
  • 3 luglio: René Barrientos Ortuño è eletto presidente della Bolivia.
  • 6 luglio: Il Malawi si proclama Repubblica.
  • 8 luglio Burundi – Mwambutsa Bangiricenge è deposto da suo figlio Ntare V Charles Ndizeye.
  • 30 luglio: L’Inghilterra batte la Germania Ovest 4 a 2 vincendo, in casa, la coppa del mondo.





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