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Farinata di ceci, quando si andava a trovare i nonni…

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I miei nonni, Lidia e Renato vivevano ad Alessandria, la città dove sono nati mio padre e, quasi per caso (durante un trasloco), mio fratello Stefano, per tutti Stiu.
Farinata di ceci, quando si andava a trovare i nonni…

Mia nonna Lidia era una donna piccola, molto dolce, con i capelli sempre a posto (”vado dalla pettinatrice” diceva), che qualche volta assumevano delle sfumature sul celeste, forse le sbagliavano la tinta, allora detta cachet. Ci teneva ad avere sempre le mani curate.

Era una Terracini, cugina di Umberto che fu Presidente dell’Assemblea Costituente e fra i firmatari della Costituzione Italiana insieme al Capo di Stato di allora, Enrico De Nicola,  e al Presidente del Consiglio dei Ministri, Alcide De Gasperi.

Nonna Lidia era casalinga, si prendeva cura del nonno, dei figli Giorgio (mio padre), Silvana e Giuseppe detto Beppe. Aveva una grande passione per la Settimana Enigmistica, in giro per casa c’erano ovunque pile di copie del giornale; usava una matita, sempre ben temperata, con la gommina dietro, casomai sbagliasse qualcosa, e si arrabbiava molto quando qualcuno si permetteva di usare la penna.

Alessandria

Nonno Renato era un signore un po’ grosso, con una simpatica panciona (che a me da piccolo, piaceva tanto), con i capelli pettinati all’indietro, forse con un po’ di brillantina (il gel all’epoca forse non esisteva nemmeno); ricordo che portava sempre delle grandi bretelle, forse perché la pancia era troppo grande per permettergli di tenere su i pantaloni con una cintura senza provare fastidio. Era un brontolone, ma con un cuore grande. Era medico delle Mutue e delle Ferrovie dello Stato, esercitava in casa dove aveva uno studio arredato con mobili che oggi sarebbe impensabile avere (per stile e dimensioni) in una delle nostre case.

Come dicevo aveva un cuore grande e quindi spesso assisteva i suoi pazienti anche a domicilio; si muoveva per Alessandria con una vecchia Ford Anglia (una strana macchina con il lunotto posteriore inclinato al contrario delle macchine “normali”), di una tonalità di verde – più intenso di quello delle foto – che non posso fare a meno di definire… verde pisello! Nonno non usava la classica borsa da medico, quella bombata, ma portava tutto il necessario (stetoscopio, termometro, ricettario, ecc.) nelle tasche della giacca!

Ford Anglia
Ford Anglia

La famiglia Cingoli-Terracini era una famiglia ebraica; con l’introduzione delle leggi razziali, nel 1938, mio padre fu cacciato dalle scuole medie (che non terminò mai), a mio nonno fu impedito di esercitare la sua professione di medico e fu spostato al cimitero di Alessandria come operatore funerario (oggi si direbbe così, credo)…

La famiglia fu poi smembrata e trasferita in internamento in Svizzera, ognuno in un posto diverso. Solo dopo la Liberazione poterono tornare in Italia, e riunirsi di nuovo, ad Alessandria.

La storia di nonno Renato è stata citata nel libro “Di pura razza Italiana”, di Mario Avagliano e Marco Palmieri, qui di seguito un estratto a proposito della introduzione delle leggi razziali:

estratto libro Di pura razza italiana
Estratto del libro “Di pura razza italiana”

I miei nonni amavano la loro famiglia, i loro figli in primis, a seguire le nuore, il genero, tutti noi nipoti. Zia Silvana abitava con la sua famiglia ad Alessandria, quindi erano i più vicini ai nonni; zio Beppe a Milano. Noi invece eravamo a Roma, considerati un po’ i “terroni” della famiglia. Ma forse proprio perché i più lontani, quelli che si vedevano meno di frequente (un paio di volte l’anno), eravamo quelli per i quali si riservavano le premure maggiori, le coccole più affettuose, in tutti i sensi.

Andare a trovare i nonni (parliamo della seconda metà degli anni ’60 e dei ’70) era un’avventura: con le strade di allora il viaggio durava 6-7 ore, l’aria condizionata in macchina era ancora rara, quasi un lusso, e per questo papà ci costringeva a partire all’alba, “per evitare il caldo”. Mamma portava un thermos con il caffè, timidamente proponeva di portare anche qualche spuntino, ma papà era sempre contrario, non voleva assolutamente che si mangiasse in macchina “perchè si riempie di briciole”!

Una delle prime coccole che nonna Lidia ci dedicava, quando arrivavamo “in Alessandria” (loro dicevano così) era costituita dal cibo.

Papà – che poi ha trasmesso questa sua passione anche a noi Cingoli romani – andava pazzo per quella che in Piemonte chiamano FAINA’ o BELLACALDA (in Liguria FARINATA, in Toscana TORTA o CECINA). Altri piatti tipici di casa Cingoli erano il POLPETTONE DI TACCHINO IN GELATINA, la pasta fredda con l’AGRESTA (una salsa fredda a base di uova e limone), lo STRUDEL DI MELE, la BAGNA CAODA…. ve li racconterò tutti, prima o poi.

Altra coccola a me riservata, e che io bambino apprezzavo molto, era quella di comprarmi le “macchinine”, automobiline in metallo (quelle in scala 1:43) con le quali io giocavo e che collezionavo. Nonna Lidia sapeva di questa mia passione e ogni volta che andavamo a trovare i nonni (o che lei veniva a Roma, cosa per altro rarissima) mi prendeva per mano e andavamo, lei ed io soli, da Provera, il negozio di giocattoli più bello di Alessandria: “Sono venuta a comprare le macchinine al mio nipotino di Roma”

collezione macchinine

La Farinata di ceci: origini della ricetta

Oggi vorrei soffermarmi sulla farinata di ceci, una ricetta antica, povera, a base di ceci e poco altro, buonissima! La nonna, quando noi andavamo a trovarla, ne ordinava quantità industriali dal miglior “farinotto” della città e ne facevamo, tutti insieme a cena, delle gran scorpacciate.

La farinata di ceci sembra avere radici assai antiche: diverse ricette latine e greche riportano sformati di purea di legumi, cotti in forno. I ceci erano noti anche nel mondo arabo: è opinione diffusa che siano state le Repubbliche Marinare di Genova e di Pisa ad importare in Italia, nel Medioevo, l’abitudine all’impiego dei ceci nello stile alimentare, tramutandolo poi in quella che oggi è la farinata. 

Una leggenda che io trovo molto bella, quasi poetica, racconta che il piatto nacque nel 1284, quando Genova sconfisse Pisa nella battaglia della Meloria. Le galee genovesi, cariche di vogatori prigionieri, si trovarono coinvolte in una tempesta. Nel trambusto alcuni barili di olio e dei sacchi di ceci si rovesciarono, inzuppandosi di acqua salata. Poiché le provviste erano quelle che erano e non c’era molto da scegliere, si recuperò il possibile e ai marinai vennero date scodelle di una purea di ceci e olio. Alcuni marinai rifiutarono la poltiglia lasciandola al sole, che asciugò il composto in una specie di frittella. Il giorno dopo, spinti dai morsi della fame, i marinai mangiarono il preparato scoprendone la prelibatezza. Rientrati a terra i genovesi pensarono di migliorare la scoperta improvvisata, cuocendo la purea in forno. Il risultato piacque e, per scherno agli sconfitti, venne chiamato “l’oro di Pisa”.

I “farinotti” cuociono la farinata nel forno a legna, in teglie (dette testi) di rame stagnato, cosa che ovviamente non possiamo fare noi a casa; ma con qualche piccolo accorgimento possiamo ottenere un risultato molto vicino all’ottimale.

Farinata di ceci ingredienti

(per una teglia di circa 30 cm di diametro – idealmente una teglia tonda, dal bordo basso, antiaderente)

  • 120 gr farina di ceci (ormai la si trova tranquillamente anche al supermercato)
  • 360 gr di acqua
  • sale
  • 0,5 dl di olio EVO
farinata di ceci
farinata di ceci

Preparazione farinata di ceci

Prepariamo ora la farinata di ceci: mescolare l’acqua con la farina di ceci e il sale cercando di evitare di fare grumi; io uso il frullatore ad immersione, evitandomi così problemi.

Far riposare il composto per minimo 2 o 3 ore (più a lungo va bene lo stesso, si può addirittura preparare la sera prima e conservare in frigo). Con una schiumarola togliere le “bolle” che si formano in superficie.

Scaldare il forno 200-220 gradi e quando si è raggiunta la temperatura mettere la teglia in forno e lasciarcela per un paio di minuti, poi toglierla.

Portare il forno a 300 gradi (o al massimo possibile del vostro forno),  con la funzione grill.

Mettere l’olio nella teglia e rovesciare quindi il composto di acqua e farina di ceci; con un cucchiaio di legno, piano e con attenzione, mandare l’olio dai bordi della teglia verso il centro dell’impasto.

Infornare (come detto con la funzione grill) per circa 12-14 minuti. Qualche piccolo segno di sbruciacchiato è assolutamente “organico” alla ricetta.

Durante la cottura girare qualche volta la teglia per permettere all’olio che sarà affiorato di tornare verso il basso del recipiente.

Sfornare, tagliare a losanghe irregolari, impiattare e spolverare con pepe nero. Gustare la farinata ci ceci… bella calda!

farinata di ceci
Farinata di ceci

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