Alta Marea

Linguine alla cicala greca

Difficile, oggi, anzi difficilissimo, trovare qualcosa che per il suo profumo, per il suo sapore possa deliziare olfatto, vista e gusto tanto da riportarci indietro nel tempo a sapori antichi e ormai dimenticati. Se è vero che oggi, avendo un discreta disponibilità economica, basta un click perché i nostri desideri possano realizzarsi è altrettanto vero che con lo stesso metodo ci arrivano a casa per le nostre ricette, prodotti impensabili fino a qualche anno fa, da qualsiasi parte del mondo.

Ma vogliamo riportare a noi e ai nostri lettori quel piacere al gusto di cose naturali e buone che hanno , come si dice, il sapore di “una volta”.

La nostra ricerca è quella di un mondo vero e verace che ormai fa parte solo della nostra memoria, scritto e raccontato da autori e registi che ci portano malinconicamente indietro nel tempo o volontà razionale a non rompere il ricordo di qualcosa che velocemente, sotto i nostri occhi sta scomparendo?

La globalizzazione ci ha dato tanto quanto ci ha tolto.

Il piacere della scoperta è stato sostituito dal desiderio del “possesso”, veloce, immediato, facile. Niente ci meraviglia, niente ci appare originale e i tentativi di molti locali o locande di riportarci alla genuinità di una volta, è un mistake che ci piace credere, ma che il più delle volte delude per improvvisazione e incapacità.

Sono fermamente convinta che per fare un buon, un ottimo cibo, la cosa più importane è il prodotto. Chiaramente se ciò è assolutamente valido nella cucina stellata, di fronte alla quale nessuno osa mettersi in paragone, lo è maggiormente nella cucina del quotidiano, dove la materia prima fa la differenza.

Toto ed io, nel nostro girovagare, amanti come siamo dell’arte in senso lato, abbiamo più volte visitato l’isola di Creta, la quale è veramente una grande, ricca e meravigliosa isola. C’è molto da scoprire e, aldilà dei bellissimi siti archeologici , delle altrettanto belle città ricche di storia, delle splendide spiagge, ci sono angoli incontaminati dove ancora si apprezza il “sapore…dei sapori tipici”.

Stavamo verso Aghios Nikolaos, nella parte nord, ad est di Heraklion. E’ una baia splendida dove moltissime catene alberghiere di altissimo livello hanno costruito resort meravigliosi per i nuovi ricchi della terra. Tutto a disposizione, basta chiedere e ogni desiderio viene soddisfatto. Eppure cercando, o meglio passeggiando, mentre percorrevamo in auto una cordigliera che attraversa l’intera isola da ovest ad est, il mio occhio ha rubato l’immagine di un qualcosa, al di fuori dei circuiti turistici. Che dici? Proviamo a scoprire questo angoletto nascosto, chissà!? Dopo esserci diretti verso la costa, su una stradina polverosa (una mulattiera?), improvvisamente, bucando con lo sguardo la chioma degli pini che costeggiavano il viottolo, intravediamo il blu di un mare meraviglioso, antico e invitante come solo il mare greco sa essere, che fronteggiava un isolotto sede di un tempietto apollineo e una taverna con una veranda ritagliata in un angolo della costa, al di sotto della quale una piccola flottiglia di gozzi era appena ritornata a riva.

Veniamo accolte da una signora che non ci sembrava avere le caratteristiche delle donne greche e in particolare cretesi, mentre l’uomo era proprio il classico greco iconografico.

Chiediamo se è possibile cenare e, avuto l’ok, ci fanno accomodare al tavolo. Aspettiamo un po’, ma, come ho già detto per i Greci, il tempo a tavola non si misura, arrivano quattro musici e… l’atmosfera è fantastica. La luna splende nel cielo, si riflette nel mare, il silenzio è interrotto solamente dallo sciabordio delle onde che cullano le barche a riposo. Chiediamo se hanno pesce fresco e ci portano di fronte ad una vasca marmorea piena del pescato della giornata e, tra tutto quel ben di Dio, scorgiamo due grosse cicale di mare, quelle che vengono chiamate cicale greche o magnose.

La signora che poi sapemmo essere della Svizzera italiana, ce le preparò in modo eccezionale con un leggero sughetto di pomodoro, saporito e gustoso che ci riempì l’anima e non solo il nostro gusto.

Tra i tanti ricordi di Creta, quel sapore ci ha accompagnato per mesi e ogni estate nella nostra Mykonos speriamo di poter trovare questo crostaceo , tanto più prezioso perché ormai raro, quasi negato alla sua possibile pescosità.

Quest’anno, vuoi per il Covid che ha tenuto chiusi molti locali, il pescato è stato molto più disponibile per noi residenziali estivi e… il miracolo si è realizzato: abbiamo, anche noi, finalmente e quasi sorprendentemente, colto nella cesta di vimini del pescatore la nostra cicala di mare!

Cicala di mare: come cuocerla?

Cerchiamo di non rovinare questo frutto meraviglioso. Decidiamo di preparare un sugo leggero con cui condire le linguine e poi gustare la cicala di mare, che essendo abbastanza grossa ha bisogno di un minimo di cottura.

Non metto le dosi perché tutto dipende dalla grandezza della cicale o delle cicale .

Bisogna dare una leggera prolessata alla cicala greca, non mi uccidano gli chef!, di pochi minuti (4/5) in acqua salata così da permettere, una volta tiepido, di prendere il crostaceo e dividerlo. Io l’ho diviso in due in senso longitudinale, ho così staccato la testa dal corpo e ho mantenuto il resto della polpa.

Linguine alla cicala greca

Ho messo uno spicchio di aglio e un quantitativo moderato di olio in una bella padella, dove, poi, poter riversare la pasta. Quando l’olio si è leggermente riscaldato, togliendo l’aglio prima che si bruci, aggiungere 3-4 pomodori tondi medi, spellati e ridotti a pezzettini. Se è gradito si può anche aggiungere del peperoncino. Mettere le due mezze parti della testa e un po’ di acqua di cottura della cicala.

Lasciare cuocere il tutto a fuoco moderato e spegnere in attesa delle linguine. Fare bollire l’acqua per la pasta in un tegame dove aggiungere anche un buona percentuale dell’acqua di bollitura del crostaceo. (questa operazione è importante perché quell’acqua darà sapore alle nostre linguine).

Cuocere la pasta , scolarla molto al dente e versarla nel sugo preparato in precedenza, finire la cottura aggiungendo all’occorrenza altra acqua di bollitura della cicala. Girare spesso la pasta e il condimento. Poco prima di impiattare aggiungere le due mezze parti del corpo della cicala greca, spegnere il fornello e aggiungere un giro di olio e del prezzemolo tritato finissimo.

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Maria Antonietta Gaballo

Maria Antonietta Gaballo, nata a Trani (BT) il 10/09/1948, residente a Civitavecchia e, per i cinque mesi estivi,in Grecia. Laurea in lettere e filosofia conseguita con il massimo dei voti il 18/07/1970 presso l’Università “Sapienza “ di Roma. E’ assistente presso la facoltà di Antropologia Culturale con la Prof.ssa Ida Magli per circa 2 anni, ma, suo malgrado, è costretta ad abbandonare quando entra in ruolo vincitrice di concorso,, presso la scuola secondaria di Primo Grado nell’anno 1972 come docente di materie letterarie. Come vincitrice di concorso ottiene la cattedra di Italiano e Latino presso il Liceo scientifico di Tarquinia e vi rimane fino all’anno scolastico 1996/1997. Nel 1988 da vita alla libreria “Dettagli” in Civitavecchia che diventa punto di riferimento di incontri letterari e culturali nella città. Nei primi anni ‘80 entra nel volontariato come Infermiera volontaria di CRI, è viceispettrice del Comitato di Civitavecchia. Nel 1998, con il Grado di Maggiore, è nominata Responsabile Nazionale delle Infermiere Volontarie di CRI. Nel novembre/dicembre !997 è in prima linea nell’emergenza per il terremoto Marche Umbria e per questo verrà insignita del diploma di benemerenza con medaglia dal Ministero dell’Interno con firma dell’allora Ministro Giorgio Napolitano nel luglio del 1998. Nel giugno del 1999 è Istruttrice DIU e, in seguito, Istruttrice Qualificata DIU nei conflitti armati. Nel 2001 consegue il Diploma di Specialista PSOs come Osservatore e controllore Militare per operazioni di Peace Keeping ovvero operazioni militari diverse dalla guerra. Ama la storia, i viaggi, i popoli. Ama la vita… e la cucina!

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