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Sapori della Mente La lista e i maccheroni di Antonio Viviani

La lista e i maccheroni di Antonio Viviani

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La prima lista fu forse quella di Mosè, poi ve ne furono altre e la storia della letteratura ne è ricca, da Esiodo a Borges, da Omero a Joyce, da Ezechiele a Gadda. Spesse volte si tratta di elenchi stesi per il solo gusto dell’enumerazione, per la loro musicalità o, ancora, per una sorta di piacere vertiginoso. In tempi recenti la lista è diventata di moda; l’ha ripresa mirabilmente anni addietro Umberto Eco nel suo Vertigine della lista (Bompiani, 2009) ed è stata qualche anno addietro anche il filo conduttore di una trasmissione televisiva (Che tempo che fa, Rai 3).

In tutto questo fiorire, però, il più significativo autore del genere è stato certamente Georges Perec, con liste che appaiono in vari suoi libri, tutti ben tradotti in italiano: Je suis né (Éditions. du Seuil 1990), Tentative d’épuisement d’un  lieu parisien (Bourgois, 1982), Je me souviens (Hachette, 1978) e persino in Penser/Classer (Hachette, 1985), che risulta per molta parte quasi un inno alla catalogazione, una sorta di celebrazione appassionata dell’elencazione apparentemente maniacale.

Della lista si è detto più volte in questi file di “Mondo Mangiare”; questa è la volta di una lista in endecasillabi a rima alterna; l’autore è Antonio Viviani, napoletano, poeta e commediografo di ottima pasta… Li maccheroni di Napoli (1824) è un suo poema giocoso nel quale si trova per la prima volta il termine ‘spaghetti’.

IL MACCHERONE

Fra questo ceto*, c’è il maccheroncino,
riccio di foretana e tagliarello,
cannarone di prete e fedelino,
cappelluccio, spaghetto e vermicello;
lingua di passero e paternostrino,
di prete orecchio e scorza di nocello,
lagana, tagliolino e stivaletto,
lasagna grossa e piccola, e anelletto.
Poscia le punte d’aghi, le stelline
che van più di mille per boccone,
e le grate a mangiar rose marine,
li ditali e semenze di mellone,
li tacchi e di scatola le semine,
lo gnocchetto e di zita il maccherone,
acinetti di pepe e laganelle,
seme di peparoli e tagliatelle.
Ma però, come diss’io, il primo vanto
porta fra tutti quanti il maccherone.

*ceto, s.m. arc.: gruppo






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