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Marginalia Artigianale o industriale

Artigianale o industriale

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Il gelato è un piacere, soprattutto d’estate. Ma quale gelato, artigianale o industriale. Per fare una scelta consapevole è necessario, come per tutti gli alimenti, leggere l’etichetta in modo da evitare prodotti con ingredienti fatti con grassi o con additivi a cui potremmo essere allergici e comunque sconsigliati.

Leggendo le etichette si notano importanti differenze: se le calorie di una coppetta fior di latte e cacao da 50 g sono circa 100, si arriva a 290 con i quelli più grandi, come il Maxibon Motta. I grassi rimangono sotto i 10 g nelle coppette, e arrivano a 16 negli stecchi più grandi. Gli zuccheri, sempre abbondanti, nella maggior parte dei casi sono circa 20-25 g a porzione.

Il confronto tra i due gelati non è semplice perché la normativa permette di definire “artigianali” anche quelli preparati con semilavorati, prodotti dall’industria, che contengono ingredienti simili, se non uguali, a quelli dei gelati confezionati. Ma se confrontiamo un gelato industriale con un vero artigianale, a base di latte, panna e frutta, gli ingredienti del secondo sono certamente più genuini, ma soprattutto il gelato è più buono. 

Sarebbe necessaria una nuova normativa che definisca un chiaro e trasparente protocollo di produzione per i gelati “artigianali”. 

Stefania Ruggeri, nutrizionista: “I gelati confezionati di solito hanno una lista degli ingredienti molto lunga che comprende non solo materie prime fondamentali, di qualità più o meno elevata, ma anche additivi. La carragenina (E407), per esempio, è un composto che secondo alcuni studi potrebbe, a lungo termine, avere effetti negativi per l’intestino. Lo stesso vale per alcuni emulsionanti. Non si tratta di sostanze di per sé dannose, infatti sono consentite dalla normativa, che in molti casi indica anche una dose massima giornaliera accettabile; una frequenza di consumo elevata, però, non è certo salutare per il nostro organismo. La ragione della loro aggiunta, inoltre, spesso è da attribuirsi alla scarsa qualità delle materie prime. L’olio di cocco, utilizzato in molti casi al posto della panna, è molto ricco di grassi saturi, che sarebbero da limitare, per la salute del sistema cardiovascolare.”






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