La cucina è una delle sezioni fiorite a fianco della letteratura potenziale, quella degli “opifici” dell’Oulipo e dell’Oplepo; non vi si producono prodotti gastronomici né diverse procedure culinarie, bensì assemblaggi, combinazioni il cui nesso non è necessariamente del gusto e dei sapori, ma anche d’altro genere.
Vengono fuori storie gastronomiche e menu caratterizzati esclusivamente da unicità cromatica, da riferimenti letterari o cinematografici, dal rispetto di regole che non hanno a che fare con la cucina ma con la retorica, non con i fornelli ma con la combinatoria, non con i tempi di cottura ma con la metrica, non grammi ma lipogrammi, non crostacei ma acrostici, non pasticci ma bisticci, non glasse ma glosse, non ossibuchi ma ossimòri.
BOULE DE NEIGE
Nell’antichità erano detti «versi ropalici» o anche «versi crescenti» quelli costituiti da vocaboli con numero di lettere via via crescenti di una unità (ne parla diffusamente Brunet nella sua Poétique curieuse e Borgmann, in Language on vacation, definisce snow-balls delle frasi basate sullo stesso principio). Il nome boule de neige («palla di neve») dato dagli oulipiani evoca la continua crescita (una palla di neve che rotola accumula via via sempre più neve). Essa ammette molteplici varianti; la più semplice è quella che vede invece decrescere il numero delle lettere (i francesi la definiscono fondante).
La tecnica è in qualche maniera riconducibile a quella del classico technopaegnion, un carme figurato costituito da una serie di versi di differente lunghezza che, nel loro insieme, generano un disegno.
Un’altra variante consiste nel concatenare una boule de neige crescente con una decrescente, in modo da ottenere, nell’insieme, una forma a losanga; o anche al contrario, così da formare la sagoma di una clessidra.
La boule de neige si trasforma invece in “valanga” (avalanche) quando a una boule de neige d’ordine 1 se ne fa seguire una d’ordine 2 e così via, fino all’ultima di ordine n. L’«ordine», naturalmente, è dato dal numero delle sue righe.
In questo Di tutto un po’, i toni di grigio alternati distinguono l’«introduzione», gli antipasti, i primi, i secondi, i contorni, i dolci, la frutta, i vini e gli champagne.