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La parola all'esperto L'industria vitivinicola e i rischi per l'export

L’industria vitivinicola e i rischi per l’export

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Il 2020 per il vino italiano, tra misure e promesse.

Non sempre avere un primato vuol dire essere in vantaggio e in Italia lo sappiamo bene. Quest’anno, nonostante il lieve -1% rispetto a quello precedente, la raccolta delle uve nel nostro paese ha prodotto 47,2 milioni di ettolitri di vino, lasciando indietro ancora una volta Francia (44,7 milioni, +3,1% ) e Spagna (42 milioni, +13%)

Melius abundare quam deficere? No. Non in questo caso perlomeno.

Il nuovo carico andrà infatti ad aggiungersi a una cantina “Italia” stracolma, che conta già 38,5 milioni di ettolitri di vino conservati fra botti e vasche.

Il nostro – spiega il Presidente degli enologi Riccardo Cotarella- è un primato che ci rende più preoccupati che felici, perché dovremmo puntare sulla qualità, più che sulla quantità.

Nonostante negli ultimi cinque anni la produzione sia aumentata del 5%, le vendite hanno però drasticamente subito gli effetti del Covid 19. Una storica inversione di tendenza che non ha precedenti negli ultimi trent’anni, figlia certamente delle chiusure di ristoranti alberghi e attività causa emergenza, ha infatti ridotto l’export del nostro vino nel mondo del 3,4%.

Rottamare il vecchio per far entrare il nuovo è, dunque l’unica dolorosa soluzione trovata al momento che si ipotizza possa condurre alla trasformazione di 3 milioni di ettolitri di vino in alcol per gel igienizzanti. Una soluzione improbabile prima della pandemia, che ha già spinto prima di noi francesi e spagnoli a portare le giacenze in distilleria.

L’industria vitivinicola e i rischi per l’export

In poche ore, ogni 100 litri indifferentemente di bianco o rosso, producono 10 litri di alcol tra 92 e 96 gradi per poi generare circa 120 flaconcini da 100 ml di gel igienizzante.

Purtroppo, nonostante la richiesta di trasformare il vino in alcol fosse già stata inoltrata al governo a marzo, quando la domanda di alcol denaturato era salita al +186% e sugli scaffali dei supermercati si lamentava una evidente carenza dello stesso, comprato poi dai paesi esteri, il salvagente pubblico è arrivato solo in agosto.

100 milioni di aiuti per la vendemmia verde, ovvero la riduzione volontaria della raccolta in cambio di sussidi, sfruttabili solo per vini di qualità e 50 per la “distillazione di crisi” riguardante invece i vini comuni.

Ma il sussidio per l’operazione gel è risultato davvero troppo basso, 27 centesimi al litro di vino contro gli 80 offerti dalla Francia per rottamare circa 375 milioni di bottiglie doc.

E così il provvedimento ha funzionato solo nelle regioni come Puglia, Sicilia, Campania, Marche, Lazio e Piemonte che hanno aggiunto soldi per incentivare la distillazione” ha dichiarato Antonio Emaldi, direttore della Distilleria Mazzari a Sant’Agata sul Santerno e Presidente di Assodistil.

Allo stato attuale dunque, degli aiuti statali ai vignaioli è stato usato ben poco. Dei 50 milioni per la distillazione dei vini comuni ne sono stati usati al massimo 14 e ancor meno è stato sfruttato dell’altra misura, per la precisione 39 milioni di euro.

I soldi non spesi potranno essere impiegati comunque anche in altre iniziative di sostegno entro l’anno“, ha dichiarato la Ministra per l’Agricoltura Teresa Bellanova, ma il malcontento di alcuni produttori resta evidente.

Sono misure di crisi antistoriche, misure di emergenza – replica Simone Pallese, amministratore delegato della Castiglion del bosco – la strada maestra sarebbe stata garantire l’accesso a forme di finanziamento più evolute fondate sul magazzino“.

Di scenari ne sono stati prospettati tanti e tra chi incoraggia misure di stoccaggio, a detta di qualcuno sbagliando considerando che la crisi per il settore continuerà a lungo e chi avanza riserve rallentando l’attuazione degli interventi, l’unica buona notizia resta quella paventata dalla Ministra Bellanova nel corso della presentazione delle previsioni sulla vendemmia 2020, organizzata da Unione Italiana vini, Assoenologi e Ismea.

Mentre si fa sempre più insistente la richiesta di estendere la misura di distillazione anche ai vini Dop e Igp, la Ministra ha infatti accolto l’idea di alzare il tetto del budget dell’Organizzazione Comune del Mercato vitivinicolo “Ocm” da 100 a 150 milioni l’anno per il prossimo triennio, mentre nel quadro del Patto per l’export ha dichiarato di aver personalmente scritto una lettera a Di Maio per poter riaprire quanto prima un nuovo tavolo dedicato al vino. 

Abbiamo bisogno di impostare una grande campagna di comunicazione per conquistare i grandi spazi che ci sono nel mondo con le nostre eccellenze, conto in un appuntamento a brevissimo – ha confermato la Bellanova – Così come conto che i 600 milioni del “bonus made in Italyper l’acquisto di prodotti Dop e Igp da parte dei ristoranti arrivino alle imprese già entro la fine 2020”.

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