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Non solo arte, ma anche vini pregiati e whisky da collezione. Aste da capogiro e beni rifiugio alternativi che resistono alla crisi

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di Raffaele Coppolino

Gianni Agnelli amava dire: “Preferisco investire in vino. Il vino, se proprio andasse male l’investimento, me lo posso bere. Con le azioni non ci posso fare niente”. 
Il 12 settembre 2020 qualcuno ha seguito i consigli dell’Avvocato, tanto che a Londra un catalogo da 864 lotti per 2.500 bottiglie, in arrivo dalla cantina dell’Enoteca Pinchiorri, è stato venduto a 3,3 milioni di dollari, a colpi di martelletto del battitore della casa d’aste internazionali Zachys specializzata nel mondo del vino.

Giorgio Pinchiorri e Annie Féolde hanno realizzato il sogno di tutti gli amanti del vino di prestigio, con una collezione unica: tre bottiglie di Vosne Romanee Cros Parantoux Henri Jayer del 1985 battute al prezzo di 98.561 dollari, due magnum cru di Vosne Romanee Cros Parantoux Reserve Henri Jayer del 1999 battute per 90.347 dollari, una 15 litri di Masseto, annata 2014 venduta a 20mila euro, sei bottiglie di Barolo Monfortino Riserva di Giacomo Conterno 2013 a 6.700 euro, una bottiglia da sei litri (“imperiale”) de Le Pergole Torte Riserva Montevertine 1990 a 6.500 euro e due magnum di Barolo Bartolo Mascarello 1990 a 4.800 euro e altro ancora.

Numeri che dimostrano un trend di mercato in continua crescita come lo è l’attenzione dei puristi appassionati, ma anche degli investitori.
Negli ultimi anni un entusiasmo pari a quello che si è vissuto alle prime aste di vino, come quella che Sotheby’s tenne a New York nel 1994, lo si è ritrovato nelle aste milionarie dedicate al mondo dei whisky.
Valutazioni da capogiro, come quella raggiunta dalla collezione di 3.900 bottiglie di pregiato whisky del magnate del Colorado Richard Gooding, ex proprietario e amministratore delegato della Pepsi Cola Bottling Company di Denver negli Stati Uniti.

Si chiama «The perfect collection» e si tratta della più grande collezione privata al mondo di whisky, che Richard Gooding ha creato acquistando bottiglie all’asta o direttamente dalle distillerie come Macallan, Bowmore, Stromness, durante i suoi vari viaggi in Irlanda e Scozia e valutata circa 10 milioni di dollari dagli esperti di Whisky Auctioneer, piattaforma specializzata nelle aste di whisky e liquori.
La collezione comprende un Macallan Valerio Adami 1926 di 60 anni definita la “Rolls Royce dei malti”, che ha visto solo 12 bottiglie realizzate, ognuna decorata con un’etichetta creata dall’artista pop Valerio Adami, noto per aver co-firmato la copertina dell’album Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band dei Beatles.
Il whisky fu distillato nel 1926 e imbottigliato nel 1986 e la distilleria Macallan, commissionò a due famosi artisti Pop, l’italiano Valerio Adami appunto e l’inglese Peter Blake, il disegno delle etichette per un’edizione limitata di 24 bottiglie, presentandole nella tradizionale struttura “Tantalus” in ottone e vetro.

Come afferma Jeffrey Lindenmuth, editore di Whiskey Advocate, la scozzese “Macallan è la più collezionabile, battendo costantemente i record all’asta”.
Ma se quelli scozzesi rappresentano i “single malt” (distillati con il 100% di orzo maltato) più riveriti al mondo, è altrettanto vero che negli ultimi anni le aste internazionali hanno messo in luce il valore di preziosi distillati prodotti nel Paese del Sol Levante.
Nel maggio del 2020 infatti, nella sede di Hong Kong di Sotheby’s si è tenuta un’asta in versione digitale, che ha visto protagonista una delle più grandi collezioni di bottiglie rare di whisky giapponesi.
Tra le vere e proprie rarità, alcune etichette della distilleria Karuizawa di Nagano, chiusa definitivamente nel 2011, ma le cui bottiglie continuano a generare un interesse crescente tra gli appassionati, anno dopo anno.

Il forte interesse da parte dei collezionisti per le etichette della distilleria di Nagano era stato già manifestato in precedenza, quando una singola bottiglia di whisky è stata acquistata per 447mila dollari.
E ancor prima, quando nel novembre 2018 sarebbero stati necessari 343mila dollari per aggiudicarsi una rara bottiglia di Yamazaki 50 anni.
Ma come evidenziato da Luca Sessa di Reporter Gourmet “l’incremento della domanda di whisky giapponese è letteralmente esplosa nell’ultimo decennio, portando bottiglie come la Yamazaki 18 anni a vedere quintuplicato il proprio prezzo di vendita. Il valore, in dollari, delle esportazioni negli Stati Uniti è cresciuto del 50% nel 2019 rispetto all’anno precedente, secondo i dati raccolti dal Distilled Spirits Council. La quasi completa assenza di regole a tutela della produzione consente però alle aziende giapponesi di acquistare alcolici dall’estero e di imbottigliarli e etichettarli “Made in Japan”. 

Per contrastare questo preoccupante fenomeno l’organizzazione Japan Whiskey Research Center, ha proposto delle regole relative alla produzione di whisky giapponese, incluso l’obbligo di distillazione in Giappone.
Ma quali sono le migliori regole da seguire per investire in questi “pleasure asset”?
Secondo l’avvocato Luigi Rossi, esperto di pianificazione patrimoniale e di fiscalità delle collezioni, “Il vantaggio del whisky come formula di investimento è molto semplice: appena viene immessa sul mercato una determinata quantità di bottiglie, il numero delle persone che le acquista per aprirle è sempre maggiore di coloro che le acquista per conservarle. Il valore delle bottiglie di questi ultimi, quindi, incrementa automaticamente”.
Tuttavia, occorre in primo luogo avere le idee chiare e distinguere ciò che è “pleasure” da ciò che è “asset”.
L’acquisto dei rare whisky al solo scopo di investimento rischia di diventare fallimentare se non si conoscono e si apprezzano le caratteristiche del prodotto e della distilleria.

Queste conoscenze si acquistano nel tempo, sperimentando, assaggiando e costruendosi un proprio gusto personale, cosa che fa chi è guidato dalla vera passione verso il prodotto e la sua storia.
L’investitore intelligente è colui che acquista ciò che conosce e che apprezza, ed il ricavato dell’investimento non è detto che derivi dalla rivendita, ma anche dal piacere dell’apertura della bottiglia stessa in particolari occasioni.
Per fare una analogia con il mondo dell’arte, si dice che l’acquisto di opere, solitamente, è ripagato dal c.d. “dividendo estetico”, ovvero il guadagno derivante dal piacere di guardare e godersi l’opera nella fase tra l’acquisto e la (eventuale) rivendita.

Fatico a credere che si possa mettere nel proprio salotto un dipinto che non piace, ma che si dovrà guardare ogni giorno, solo perché le quotazioni dell’artista lasciano ben sperare.
Lo stesso vale per il whisky, acquistare una bottiglia di cui non si conosce nulla, se non i pronostici sulle quotazioni, rischia di rivelarsi una delusione se i risultati poi non incontreranno le attese economiche ed i gusti del palato.
Se, per contro, si è guidati dalla sola passione, si rischia di commettere l’errore opposto e di far sfumare interessanti opportunità di rendimento: in alcuni casi potrebbe essere opportuno non aprire una specifica bottiglia – in particolar modo se si tratta di una edizione limitata – lasciando che possa aumentare di valore nel tempo.
Ad ogni modo, che sia per sola passione o per solo investimento, non si può prescindere da una conoscenza approfondita del mercato.
Questa è forse l’unica vera regola.

Nuovi operatori, sulla scia del successo giapponese, si stanno affacciando alla distillazione, è il caso della Svezia, ad esempio, dove giovani distillerie si stanno collocando in prossimità delle fonti d’acqua più pure (spesso ci si dimentica che la base del whisky è proprio l’acqua).
La possibilità di conoscere queste realtà, prima che aumentino la loro popolarità e che i loro prodotti inizino ad incrementare i prezzi di vendita, può consentire di fare acquisti interessanti.
Non solo, monitorare le nuove edizioni anche delle distillerie più antiche e blasonate, può generare buone opportunità di acquisto. In particolare, negli ultimi anni si stanno rivelando protagoniste anche le bottiglie NAS (No Age Statement, ovvero nessuna dichiarazione di età) che hanno totalmente messo in discussione il binomio tra età e qualità.

Le edizioni limitate di queste bottiglie, la cui immissione sul mercato di certo non ha lo stesso eco delle grandi vendite all’asta delle loro colleghe più anziane, dato anche il prezzo più contenuto (di norma inferiore alle 500 euro) consente ai veri appassionati di effettuare acquisti plurimi allo scopo sia di degustare il prodotto che di arricchire le proprie collezioni.
D’altronde non dobbiamo dimenticare che il whisky è fatto per essere bevuto da qualcuno prima o poi.

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