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Alta Marea Il riccio di mare gioia e delizia dei palati raffinati

Il riccio di mare gioia e delizia dei palati raffinati

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L’Echinoderma o riccio di mare è stato per quelle generazioni, negli anni ’70, l’appuntamento fisso in riva al mare, momento di convivialità informale, di sana allegria, di falò che inneggiavano alla libertà per la quale molti di noi hanno lottato per il raggiungimento di risultati che non sempre hanno coinciso con gli obiettivi.

Universitaria, insieme ai miei colleghi, ho caldeggiato certe riforme, ma non ho mai condiviso certe lotte “proletarie” che andavano oltre la parità dei sessi ma volevano rivoluzionare un intero costume nazionale, familiare e, se vogliamo, anche religioso.

Mi piaceva pensare ad un obiettivo giustamente riformista che abbatteva i muri dell’occupazione giovanile, ma avrei voluto anche abbattere il preconcetto di una cultura preconfezionata, perché non sentivo di aderire ad un pacchetto già fatto in cui IO non potevo dire la mia che non fosse comunque urlata ed oppositiva per principio. In quei tempi era come sottoscrivere un contratto” per adesione”, tipo Enel o giù di lì.

Questo compromesso era fortemente limitante per me, che fascista non ero, né tale mi sentivo, ma da spirito libero cercavo un dialogo costruttivo fra idee opposte o contrapposte, pensando molto idealmente ad un Italia migliore.

Ma… forse questo non è nel dna di noi Italiani, ci piace mettere una camicia, andare per slogan, filosofeggiare in modo, spesso, inconcludente, per poi …rimanere al punto di partenza.

Il Covid ha reso macroscopico questa caratteristica e ancora stiamo discutendo sul da farsi. Mah, “tant’è” ….

Fatto è che il sapore di sale, la fuga dalla città, la spiaggia o gli scogli erano l’incontro per noi ragazzi, che con la scusa dei ricci, parlavamo e sognavamo del domani, respirando a pieni polmoni quella libertà di pensiero e di spazio che ancora non avevamo conquistato. Eravamo dei sognatori “nostrani”, sapevamo di Berkeley, sapevamo di Parigi, ma noi, la nostra lotta, la facevamo ancora, inizialmente in maniera casareccia. La lotta vera sarebbe arrivata dopo.

Insomma, quel sapore meraviglioso che sintetizzava tutto un mondo interiore è molto tempo che, proustianamente parlando, lo vado cercando.

Ormai sono trascorsi tanti anni e il mare e la salsedine, che è il suo umore primario, non sono più gli stessi e, purtroppo anche i frutti di quell’habitat non sanno più.

La ricerca di qualcosa che è perduto per sempre è, comunque, un’impresa ardua e difficile ed i sapori e gli umori realizzano un mixer confuso nel nostro ricordo.

Si è sempre saputo che i ricci si pescano in periodo invernale; infatti, da ragazzi, l’incontro avveniva nei primi giorni di primavera, quando i nostri genitori aprivano le case al mare e si aveva un primo assaggio d’estate. I vecchi cultori delle “ricciate” sostenevano che si dovessero “fare” solo nei mesi con le erri…

Oggi, un decreto ministeriale del 1995, regolamenta e tutela la pesca de riccio e, come tutte le cose regolamentate e tutelate (non più di 50 al giorno), questo dono del mare è conseguentemente diventato una primizia molto ricercata.

Tuttavia “la strage” che si è fatta, l’inquinamento e quant’altro, ha fatto anche perdere sapore e profumo a questo bel frutto del mare.

Proprio poco tempo fa abbiamo avuto un bel dono da un amico: una trentina di ricci. Non erano molto pieni e il sapore non era quello del mio ricordo.

Non potendoli gustare come si dovrebbe, cioè al naturale, raccolti da una mollica di pane, senza niente altro, ho pensato di preparare un condimento per gli spaghetti e ne è nato qualcosa di diverso rispetto alla ricetta tradizionale.

Posso, quindi, dire che i miei spaghetti ai ricci di mare, forse varrebbe la pena di chiamarli spaghetti all’antico sapore di ricci.

ricci di mare
Spaghetti ai ricci di mare

Ricetta spaghetti ai ricci di mare

Per preparare questo piatto occorrono:

  • 10 pomodorini del “mio” orto precedentemente pelati della buccia.
  • Olio EVO q.b.
  • 1 spicchio di aglio
  • Prezzemolo fresco tritato
  • 40/50 ricci, puliti e messi un uno ciotola
  • Bottarga di muggine q.b.
  • ½ kg di spaghettini

Preparazione

L’esecuzione deve seguire semplici passaggi che, però, incidono sulla riuscita del piatto.

In una padella, capace poi di contenere gli spaghetti, mettere l’olio e uno spicchio di aglio (che devo togliere appena è leggermente rosato), aggiungere i pomodorini pelati e ridotti a pezzetti e lasciare che questi si ammorbidiscano.

In una pentola con l’acqua mettere appena bolle il sale e gli spaghettini.

Poco prima di scolare gli spaghetti mettere, fuori dal fuoco, nella padella i ricci, già preparati.

Scolare gli spaghetti molto al dente, versarli nella padella, girarli in modo che assorbano il condimento, aggiungere abbondante bottarga tritata, prezzemolo tagliato finissimo e abbondante olio a crudo. Mescolare il tutto e, se necessario, aggiungere poca acqua di cottura.

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