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Pecora Nera Trattorie romane da non perdere

Trattorie romane da non perdere

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A Roma per fortuna il Covid è stato clemente, poi è arrivata una torrida estate e infine sono cominciate le vacanze. Insomma Roma è semivuota e si circola con gran piacere. E una gioia particolare si riserva a chi sceglie di riscoprire il fascino storico e gastronomico delle trattorie romane. La Pecora Nera ne ha recensite una quindicina nella città e tra queste ne abbiamo scelte tre che hanno preso 7 (un discreto voto!).

Trattorie romane

Da Enzo al 29

  • Cucina: romana
  • Voto: 7
  • Prezzi: antipasti 4/14€, primi 10/18€, secondi 9/18€, dolci 6/7€
  • Via Dei Vascellari, 29 (Trastevere)
  • Tel. 06/5812260
  • www.daenzoal29.com
  • Chiuso: Domenica

Questo piccolo locale è uno dei pochi fari di qualità in un quartiere a stretta vocazione turistica, dove troppo spesso l’offerta gastronomica lascia alquanto a desiderare. Enzo è anche uno dei sempre più rari testimoni autentici della cucina romanesca, poche e semplici preparazioni basate su ottime materie prime, anche se a volte l’ostentata ricerca della tradizione porta a piatti un po’ squilibrati, che forse necessiterebbero di un alleggerimento per renderli più adeguati agli stomaci moderni, senza per questo perdere necessariamente la propria identità. Abbiamo iniziato con un piacevole carpaccio di verdure con scaglie di parmigiano, forse penalizzato da un eccesso di olio. Tra i primi, intense e saporite le fettuccine con cozze, vongole, pomodoro e pecorino, mentre tra i secondi sempre ottime le polpette di coda alla vaccinara, immerse in un denso sugo, condito con abbondante pecorino e cacao in polvere ai lati (come “da ricetta”), dove affondare l’ottimo e croccante pane casereccio per una goduriosa scarpetta. A chiudere, il “sorcettino” un dolce ipercalorico a forma di involtino ripieno di gelato di pistacchio, seguito da un caffè poco aromatico ma dalla crema persistente servito in bicchiere di vetro. Ambiente – Tipico aspetto da osteria: un’unica e piccola sala dai muri gialli arredata in modo spartano, i tavoli in legno molto ravvicinati e le sedie con la seduta in paglia, dove si si sta decisamente stretti. Alle pareti, foto, mensole con bottiglie di vino e confezioni dei prodotti utilizzati in cucina. Disponibili alcuni tavoli sulla pittoresca Via dei Vascellari. Servizio – Efficiente e competente, schietto ma gentile. Cantina – La carta, in linea con l’indole del locale, è interamente incentrata su etichette laziali ricaricate in modo corretto, ma non molto vasta. Olio – Su richiesta viene portata in tavola una bottiglia a norma di un buon extravergine del viterbese a marchio “Enzo al 29”. 

Da Gino

  • Cucina: romana
  • Voto: 7-
  • Prezzi: 28€ per antipasto, primo o secondo, dolce
  • Vicolo Rosini, 4 (Pantheon)
  • Tel. 06/6873434
  • Chiuso: Domenica

Da Gino è con tutta probabilità una delle poche trattorie degne di nota del centro storico di Roma. Situata a due passi dal Parlamento, è ormai diventata meta soprattutto di turisti, tant’è che è in uso la spiacevole pratica del doppio turno. Qui la cucina è tipicamente romana, con piatti della tradizione eseguiti in maniera semplice e genuina, che seguono la stagionalità degli ingredienti e i ritmi del calendario settimanale che vede gli gnocchi il giovedì, il pesce il venerdì e via dicendo. Il menù è impersonificato dai simpatici camerieri che aggiornano anche sulle pietanze giornaliere: certo, è spiacevole non poter sapere prima i prezzi, ma questi sono decisamente abbordabili. Abbiamo deciso di iniziare il nostro pranzo con due ortaggi che nella cucina romana trovano la loro massima espressione: il carciofo e le puntarelle. Il primo lo abbiamo apprezzato alla romana, ovvero cotto in pentola con il gambo intero e aromi vari, e crudo con scaglie di grana, mentre le seconde erano all’insalata, ben ammalvite nel loro condimento a base di olio, aglio, acciughe, aceto e pepe. A seguire, discrete sia la cacio e pepe che la gricia con cicoria, dove la prima pativa un po’ il condimento liquido e la seconda aveva il guanciale poco croccante; gustoso l’agnello accompagnato da una buona cicoria ripassata. In chiusura un delizioso semifreddo alla nocciola guastato dall’eccessivo topping di cioccolato e un tiramisù privo di mordente, non seguiti, come da nostra abitudine, dal caffè, qui non disponibile. Ambiente – Il locale è composto da due salette colme di ninnoli e detti in romanesco affrescati in parete che rimandano a una saggezza antica; l’insieme è semplice e quasi al limite del kitsch, ma al tempo stesso accogliente e piacevolmente caciarone. Servizio – Uno dei punti forti di questa verace trattoria è proprio il servizio, con dei camerieri di “vecchia data” cortesi e sempre con la battuta pronta. Sappiate che qui si accettano solo pagamenti in contanti. Cantina – La carta dei vini non esiste: sono disponibili il rosso e il bianco della casa (che non consigliamo), insieme a qualche bottiglia elencata a voce dal cameriere, senza dire i prezzi però. Sullo Shiraz da noi scelto, di un noto marchio laziale, il ricarico era eccessivo. Olio – Su richiesta ci è stata servita una bottiglia a norma di un buon olio laziale, ma abbiamo notato che su altri tavoli erano presenti alcune bottiglie, sempre a norma, di oli più commerciali.

Dar Nasone

  • Cucina: romana
  • Voto: 7-
  • Prezzi: antipasti 2,50/8€, primi 8/14€, secondi 11/16€, dolci 6€
  • Via Fezzan, 24/26 (Quartiere Africano)
  • Tel. 06/86200250
  • Chiuso: Lunedì

Portabandiera di una cucina romana di sostanza, senza troppi fronzoli, questa trattoria continua a convincerci per una proposta gastronomica non ampissima ma ben fatta, raccontata in un menù snello a cui si aggiungono alcuni piatti del giorno scritti in diverse lavagne così da essere visibili da ogni tavolo. Ed è proprio da una di questa che abbiamo scelto la nostra partenza, delle sfiziose polpette “cor cacio”, più le trattorie / osterie le tavole / 94 correttamente delle polpettine ben fritte servite in un cartoccio. Bypassando i classici della tradizione qui provati con soddisfazione in altre occasioni, ci siamo poi cimentati con una rivisitazione della gricia, in cui le zucchine sostituivano il guanciale per un risultato buono se valutato senza essere condizionati dalla preparazione originale; sfiziose pure le mezze maniche alla Nasone in cui l’acidità del limone alleggeriva un piatto altrimenti impegnativo visto il condimento a base di salsicce, miele d’acacia e semi di finocchio. Ottimo, fra i secondi, il lesso alla Picchiapò, molto saporito e da preferire ai saltimbocca di orata che scontavano una cottura eccessiva del pesce. In chiusura un rassicurante tiramisù servito in bicchiere ma realizzato alla “vecchia maniera”, seguito da un caffè sovraestratto in cui si evidenziavano nuances bruciate. Ambiente – Giocato all’insegna dell’informalità, risulta accogliente e allegro nell’unica sala, a cui si aggiungono alcuni tavoli all’aperto ricavati sul marciapiede antistante. La mise en place è affidata a tovagliette e tovaglioli di carta. Servizio – Meno centrato che in altre occasioni, con tempi di attesa eccessivamente lunghi e alcuni piatti riportati in menù della cui indisponibilità ne siamo venuti a conoscenza solamente dopo averli ordinati. Cantina – La carta dei vini presenta una decina di opzioni regionali affiancate da una trentina nazionali: manca l’annata e la scelta è piuttosto scontata, ma almeno i prezzi risultano corretti. Olio – Su richiesta ci è stata servito un olio Dop della Sabina in una bottiglia a norma. Glutine – Delle semplici icone indicano i piatti in cui è presente il glutine.

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